Il muro di John Lanchester

Salve a tutti lettori!!

Torno sul blog per parlarvi di un libro che ho letto ad inizio mese, e che trovo molto attuale per i temi trattati. Ma andiamo per ordine, di cosa parla il libro?

Ci troviamo in Gran Bretagna e Kavanagh, il nostro protagonista, si ritroverà presto a fare il Difensore del muro. Il suo lavoro è importante, deve difendere non solo il muro ma anche tutte le persone che vi abitano oltre il suo confine dagli Altri. Quest’ultimi sono persone disperante, vivono in mare e sono alla ricerca disperata di un fazzoletto di terra. Ma perchè c’è questa discriminazione tra gli esseri umani? Il cambiamento climatico ha messo in ginocchio il pianeta, il suo equilibrio è stato ormai spezzato e chi l’ha causato si ritrova in mare.

Il Muro

Non vi dico altro della trama per non rischiare di spoilerare qualcosa, ma tengo a dirvi le sensazioni provate. Il libro si apre subito con una affermazione “Sul Muro fa freddo”, questo freddo lo si sente anche durante la lettura, perché la scrittura dell’autore è così coinvolgente da sembrare di stare sul muro. Ho trovato il libro molto scorrevole, una pagina tirava l’altro ed era difficile metter giù il libro.

Prima vi ho detto che trovo questo libro molto attuale e vicinissimo ai giorni nostri, proprio perché il tema principale su cui ruota tutto è il cambiamento climatico. Ad ogni azione corrisponde una reazione, e la reazione del pianeta è stato lo scioglimento dei ghiacciai e di conseguenza l’innalzamento delle acque. Un preciso passo del libro mi ha colpito tantissimo e ve lo riporto qui in modo tale da farvi capire a pieno a cosa mi riferisco:

“Nessuno di noi è capace di parlare con i propri genitori. Con noi intendo quelli della mia generazione, gente nata dopo il Cambiamento. Hai presente quando ti lasci con qualcuno e dici: non sei tu, sono io? Bé, è l’esatto contrario, Non siamo noi, sono loro. Tutti sanno qual è il problema. La diagnosi non è difficile, la diagnosi non è nemmeno controversa. E’ la colpa: una colpa di massa, generazionale. I vecchi si sentono i responsabili di aver mandato a puttane il mondo in modo irrecuperabile, e poi di aver permesso che noi nascessimo in un mondo del genere. […] I consigli di chi vuole insegnarti a vivere, l’atteggiamento di chi la sa lunga, la saggezza di chi dice “ai miei tempi”, tutte cose che secondo i libri e i film erano una parte consistente del rapporto genitori-figli, oggi semplicemente non funzionano. Nonno, mi vuoi forse fare la morale sui miei errori? Grazie, ma risparmiatela. Fà un bel viaggetto indietro nel tempo, evita di mandare il mondo a puttane, poi torna nel presente e forse solo allora io e te avremo qualcosa da dirci”.

Ecco, questo mi ha fatto molto riflettere, anche quando andavo avanti nella lettura o posavo il libro continuavo a interrogarmi su ciò che noi stiamo facendo adesso per consegnare ai nostri figli e nipoti un mondo migliore, senza lasciare loro la responsabilità, o per meglio dire, il peso di un mondo che sta andando allo sfascio.

Un’altro punto che mi ha fatto riflettere è stata una figura nello specifico, che si trova nel mondo protetto dal Muro, ovvero i Figliatori, coloro che hanno il compito di procreare e mandare avanti la specie umana. Sulle prime, devo esser sincera, questo termine mi ha fatto ridere, però poi mi son ritrovata a riflette sul significato e soprattutto al fine ultimo. Mettere al mondo un bambino è un’estrema responsabilità, insegnarli come stare al mondo penso sia il mestiere più difficile del mondo, soprattutto quando quest’ultimo non è più sano. Quindi penso, se scegliamo di mettere al mondo un figlio, siamo certi che oltre che donargli la vita, stiamo anche donando un mondo pulito e sano?

“Il fatto è che la gente non vuole Figliare perché il mondo è un posto davvero orribile. E quindi come incentivo, se ti riproduci, puoi lasciare il Muro. Si Figlia per poter lasciare il Muro. C’è chi dice che questo non è giusto nei confronti dei bambini, i quali vengono al mondo solo per prestare servizio sul Muro a tempo debito. Però magari non sarà così. Magari, quando arriverà il loro turno, tutti gli Altri saranno morti e non avremo più bisogno del Muro. Chi può dirlo? E comunque i bambini stessi, una volta adulti, potranno sempre Figliare a loro volta e scampare al Muro in questo modo. Prolungando anche la vita della nostra specie, come effetto collaterale. Figlia e vattene, questo è lo slogane”.

Come avete potuto constatare da soli, questo libro è vicino a noi più di quanto pensassimo, io spero sempre in un mondo migliore, e nel mio piccolo, cerco sempre di comportamenti adeguatamente, ma mi rendo conto che è veramente difficile, perchè se non siamo tutti convinti pienamente di cambiare le cose, poco si riuscirà a fare.

La scrittura dell’autore, l’ho trovata meravigliosa, scorre piacevolmente, mi ha catturata fin dalle prime pagine, facendomi sentire pienamente coinvolta nella storia. L’unica parte che mi ha un pò lasciata in sospeso è stata la terza parte, forse si poteva approfondire molto di più, ma per il resto rimane il fatto che è un libro che merita tantissimo, soprattutto di esser letto.

Super promosso!

Il guardiano della collina dei ciliegi di Franco Faggiani

Salve a tutti e benvenuti nel mio blog!

Il guardiano della collina dei ciliegiHo aperto il mese di aprile con la lettura “La manutenzione dei sensi” di Franco Faggiani, per poi chiudere in bellezza con il libro di cui vorrei parlarvi oggi, ovvero “Il guardiano della collina dei ciliegi” dello stesso autore.

Questo libro è veramente una carezza al cuore! Ci viene raccontata la storia di Shizo Kanakuri, un personaggio realmente esistito, ma che l’autore ha arricchito la narrazione mettendoci dentro anche un pizzico di fantasia, perché alcune informazioni erano o irreperibili o frammentarie e quindi non precise.

Shizo Kanakuri, nel 1912, fu un maratoneta delle Olimpiadi di Stoccolma, amava correre e perdersi tra i boschi, ma qualcosa andò storto e la sua vita prese una piega diversa. Voglio lasciare a voi il gusto di scoprire ciò che successe, ma voglio soffermarmi di più sulle sensazioni che ho avuto.

Innanzitutto questa è stata una lettura condivisa, ho letto il libro insieme a Giulia, che potete trovare su instagram come giubooks. È stato davvero bello poter condividere le sensazioni e le varie opinioni sui fatti, e per questo devo ringraziarla tantissimo per aver condiviso questo viaggio insieme a me!!

Definisco questo libro una carezza al cuore, forse dato dall’ambientazione, un po’ lontana da noi, infatti ci troviamo in Giappone. Le sensazioni che mi ha suscitato sono dettate dal fatto che l’autore è veramente bravo a trasmetterti l’atmosfera e la sacralità di alcuni luoghi.

Ovviamente in Giappone si ha una cultura diversa dalla nostra, così come i comportamenti. Shizo ha un rapporto distaccato con i suoi genitori, un rapporto fatto di educazione, rispetto, disciplina e onore. Non ha mai ricevuto una carezza da suo padre, ne tanto meno da sua madre. La cosa che mi ha colpito è stato il rapporto con la sua futura moglie, mai un atteggiamento affettuoso in pubblico, cosa che forse per noi è lontano come concetto, è scontato per noi fare una carezza o un abbraccio a un fratello, a una sorella, alla propria ragazza in pubblico.

“Quando osservavo le onde e le nuvole viaggiare in assoluta libertà, mi trovavo spesso a desiderare di essere come loro: privo di legami, obblighi e direzione. Pensai più volte alla mia vita sulla collina dei ciliegi, che mi appariva essere stata piuttosto circoscritta. Ero stato io a prendermi cura degli yamazakura, o forse erano stati loro a prendersi cura di me? Mi avevano offerto conforto, protezione e soprattutto un buon motivo per resistere”.

Il contesto in cui vive è un paradiso, la collina dei ciliegi è uno spazio tutto suo, dove può dedicarcisi anima e corpo. Dovrà prendersi cura degli alberi, ma saranno anche quest’ultimi a prendersi cura di Shizo e dargli il giusto equilibri che da tempo rivendica.

“Le radici di un albero restano là dove è nato, anche se ne viene tagliato il tronco, e sotto terra continuano a cercare avidamente di aggrapparsi a qualcosa, di vivere ancora. Non a caso dai vecchi ceppi a volte nascono nuovi germogli. Noi siamo uguali agli alberi”.

Protagonista insostituibile è la natura, con tutte le sue sfaccettature, quella natura che sa insegnare, saper essere dolce e generosa, ma anche severa e rigorosa, pronta ad insegnarti; il ciclo naturale continua comunque sia, anche se noi stiamo in disparte. Proprio lei lenisce le ferite di Shizo, rallenta i suoi passi, lo fa riflettere, fermare, riposarsi per godere dello spettacolo!

“Il vento guida le nuvole e le onde, muove l’aria e attira a sé la pioggia, porta lontano il polline e i semi. Il vento comanda su molte cose e traccia rotte invisibili nel cielo”.

Molte sono le persone che incontrerà nella sua vita, e che di conseguenza incontreremo noi nella lettura, ed ognuno di questi saprà donare a Shizo un qualcosa di unico.

“Nella vita sono gli incontri e gli abbandoni che ti fortificano”.

Se non l’avete ancora letto vi straconsiglio questo libro, merita tantissimo ed è una cura per l’anima.

La mia famiglia e altri animali di Gerald Durrell

Salve a tutti lettori e bentornati nel blog.

La mia famiglia e altri animaliOggi vorrei parlarvi della mia seconda lettura di aprile, ho seguito un po’ il tema “natura” iniziato leggendo “La manutenzione dei sensi” di Faggiani, libro che vi consiglio tantissimo, ma non siamo qui per parlare di questo, ma di un libro di Gerald Durrel “La mia famiglia e altri animali”.

“La villa era piccola e quadrata e si ergeva nel suo minuscolo giardino con un’aria di rosea risolutezza. A vernice delle persiane, in certi punti un po’ screpolata e piena di bolle, sotto il sole si era sbiadita in un delicato color verde pallido. Il giardino, circondato da un’altra siepe di fucsie, era cosparso di aiuole che formavano dei complicati disegni geometrici ed erano contornate da sassi lisci e bianchi”.

Gerry è il nostro protagonista ed autore del libro, ci racconta un viaggio fatto con tutta la sua famiglia sull’isola di Corfù. Qui avrà modo di dar sfogo alla sua più grande passione, la zoologia. È un bambino molto curioso, gli piace capire e conoscere i vari comportamenti degli insetti e non solo, porta con sé attrezzi e utensili utili per la cattura e per lo studio. La madre però non vuole che si trasformi in un selvaggio e quindi decide di affiancargli un insegnante. Gerry non è restio allo studio, ma all’insegnamento vecchio stampo. George, come anche Theodore, i sui insegnanti, capiranno presto questa caratteristica e cercheranno di invogliarlo allo studio portandolo con sé nel bel mezzo della campagna, così, tra una passeggiata e l’altra, riusciranno ad insegnarli quelle nozioni che gli mancano.

“Ci eravamo a malapena sistemati nella villa color rosa fragola, quando mia madre decise che stavo diventando selvaggio e che era necessario che mi si impartisse una certa istruzione. Ma dove trovarla, in una remota isola greca? Come al solito quando si presentava un problema, l’intera famiglia si tuffò con entusiasmo nell’impresa di risolverlo. Ognuno aveva la propria idea personale su ciò che sarebbe stato meglio per me, e tutti la esponevano con tale fervore che ogni discussione sul mio futuro si trasformava generalmente in un tumulto”.

Questo è uno degli aspetti che più mi son piaciuti! Sia gli insegnanti che la madre sono state figure importanti per la crescita intellettuale di Gerry. Hanno capito fin da subito l’inclinazione e non gli hanno mai messo i bastoni tra le ruote, anzi, hanno sempre sostenuto e assecondato a gran voce la passione di Gerry, tant’è che diventerà, nella vita reale, un illustre e famoso zoologo.

“I nostri primi passi nella storia non furono particolarmente brillanti finchè George non scoprì che condendo una serie di fatti ostici con un pizzico di zoologia e una spruzzatina di particolati assolutamente irrilevanti riusciva a suscitare il mio interesse. Così divenni un vero esperto di certi dati storici di cui, a quanto mi risultava, nessuno aveva mai parlato”.

Gli elementi naturali hanno fatto da contorno, così come l’infinità di animali che sono stati citati durante la narrazione. È stato divertente vedere come Gerry cercava di dare un nome agli animali che portava con sé a casa e come la sua famiglia, soprattutto i suoi fratelli, reagivano alla vista di ogni tipo di specie animale.

È stata una lettura davvero molto piacevole, la scrittura dell’autore è scorrevole, divertente ed ironica, i componenti della famiglia sono ben caratterizzati ed è semplice immaginare come reagiranno in determinate situazioni. Larry è quello più divertente, ma non perché faccia battute o altro, ma perché ha delle reazioni davvero bizzarre, è l’intellettuale di turno ed è quello che vorrebbe sempre portare il senno nella famiglia; Leslie invece è il fratello più alla mano, è un ragazzo pratico e cerca di risolvere sempre tutto utilizzando la forza; ed infine, troviamo Margo, l’unica sorella e appoggio della madre.

Se non l’avete letto ve lo consiglio tantissimo!

#22aprilegiornatadellaterra

Salve a tutti e benvenuti nel mio blog!!

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Oggi ricorre la giornata della terra, e colgo l’occasione per consigliarvi qualche libro a riguardo e per dire la mia su questo tema. Partiamo subito con i libri che vi consiglio, non sono molti sono soltanto tre, ma a mio avviso centrano perfettamente l’argomento.

Il primo è “Possiamo salvare il mondo prima di cena” di Jonathan Safran Foe, ci parla di come un comportamento indifferente ai problemi climatici e ambientali possano torcersi contro di noi. Se non modifichiamo totalmente il nostro modo di vivere e le nostre abitudini andremo incontro a rischi seri e irreversibili. È un ottimo libro per riflettere sul tema e per capire quanto il ciclo naturale delle cose sia importante per la sopravvivenza di tutti noi e del pianeta. Inquiniamo senza sosta, sporchiamo e lasciamo in giro troppo e tutto questo l’ambiente comincia a risentirsene parecchio; dobremmo non sprecare cibo, utilizzare il meno possibile la plastica, acquistare prodotti locali e utilizzare di meno la macchina, una bella passeggiata può far solo bene. Dovremmo ricordarci che stiamo in questa terra come ospiti e no come padroni, abbiamo avuto mille eventi che ci portano a comprendere questo, la forza umana non fa altro che distruggere, invece a mio avviso dovrebbe solo intervenire se strettamente necessario, avendo sempre rispetto di ciò che ci circonda.

Il secondo e il terzo libro sono letture che ho fatto in questo mese, e si sono rilevate20200419_150856 ottimi compagni!! Sto parlando de “La manutenzione dei sensi” di Franco Faggiani e di “La mia famiglia e altri animali” di Gerald Durrel. Qui non troviamo esplicitamente discorsi sul tema dei cambiamenti climatici, ma si parla esplicitamente di natura e di quanto questa sia la medicina migliore per ogni male. Il protagonista principale è proprio lei, la natura, che continua il suo ciclo, le stagioni cambiano, gli animali vivono, si riproducono e vige la legge dei più forti, insomma in tutto questo è esclusa la presenza dell’uomo, se non per godersi dei benefici che questa può donare senza artefici esagerati.

Se solo avessimo la pazienza di osservare la natura, gli animali, tutto ciò che ci circonda scopriremo che tutto questo va avanti anche senza la presenza dell’uomo, quindi mi chiedo l’uomo è così fondamentale in tutto questo enorme ecosistema? Credo proprio di no..

Ho la fortuna di avere un fazzoletto di terra e una piccola fattoria che gestisce mio padre e quando vedo lui e gli animali, vedo soltanto due esseri che possono completarsi a vicenda, senza mai prevaricare l’uno sull’altro. Forse non capirò mai il trambusto di una città, anche perché non ci vivo in quanto abito in un piccolo paesino di provincia, mi reputo davvero fortunata ad avere un piccolo angolo di paradiso tutto per me e che condivido con i miei amici.

Vi chiedo solo di riflettere sul tema, e magari di leggere i libri che vi ho citato. Cerchiamo di inquinare meno, di rispettare l’ambiente, di renderlo ancor più verde con i nostri comportamenti giusti e adeguati! Buona festa della terra a tutti!!

La manutenzione dei sensi di Franco Faggi

Salve a tutti lettori e benvenuti nel mio blog!

La manutenzioe dei sensiOggi vorrei parlavi di una delle primissime letture che ho fatto ad aprile, un libro che mi ha completamente coinvolta nella storia per vari motivi e sono contenta di potervene parlare senza limitazioni (su instragram non c’è molto spazio per esprimere a pieno il mio pensiero, quindi adesso vado a ruota libera, senza spoilerarvi niente ovviamente).

Il libro in questione è “La manutenzione dei sensi” di Franco Faggiani, ed è stata la lettura più bella che abbia fatto fino ad ora. Il protagonista principale è Leo, un uomo ormai vedovo che cerca di rimettersi in gioco lasciandosi alle spalle definitivamente la sua città, Milano, per trasferirsi sulle montagne piemontesi. Nina, ovvero la figlia, è contenta del suo spostamento e vede quest’azione del padre come un riscatto e un ritorno alla vita, lei non potrà abitare con il padre per questioni lavorative, ma Leo non rimarrà solo a vivere in montagna.

Non avevamo mai molta gente intorno, ma non ci sentivamo per niente soli. Consideravamo i tramonti, le luci, i caprioli, l’odore dell’erba, la neve, i fulmini, gli scoiattoli accasati tra la legna da ardere, il volo acrobatico dei corvi, le forme delle rocce e degli alberi e la solitudine, come elementi di un grande spettacolo riservato solo a noi e ogni giorno diverso”.

Vengono trattati temi importanti, ma questi non risultano mai pesanti da digerire, anzi l’autore, a mio avviso, è stato davvero bravissimo a rendere il tutto molto leggero e scorrevole, infatti il libro si legge molto bene, la storia ha un crescendo che ti ritrovi, inevitabilmente, ad affezionarti ai protagonisti.

In montagna l’esperienza non ti fa finire nei guai, ma se ci finisci è soprattutto con l’istinto che ti salvi la vita”.

Sullo sfondo troviamo la montagna, la natura, il benessere che questi elementi donano ai protagonisti, perché è proprio in mezzo alla natura, e ai silenzi della montagna che Leo affronta una nuova sfida, e si renderà conto che non sempre bisogna intervenire affinché le cose seguano il giusto verso, ma imparerà dalla natura, che ogni cosa ha un suo ciclo e questo non può essere interrotto, anzi, deve essere rispettato.

I nostri sicuri cammini notturni, ben diversi da certi nebbiosi e inquietanti ritorni a casa nelle serate milanesi, erano contemplati da Martino come “la manutenzione dei sensi””.

A parte essermi affezionata moltissimo ai protagonisti, ciò che mi è piaciuto tantissimo sono state le descrizioni dei paesaggi, che in questo momento, aiutano a distendere i sensi e ad avere la carica per tornare più forti. Mi sono completamente persa in questi paesaggi silenziosi ma pieni di significato, mi sembrava quasi di essere la con loro. Penso che l’uomo per trovare la sua giusta dimensione abbia costantemente bisogno del contatto con la natura, sono convinta del fatto che questo sia un ottimo anti stress e un antidoto per trovare la pace interiore.

Ero rimasto lì ancora un po’, a osservare il profilo ormai netto delle montagne che giravano tutt’intorno, la frastagliata linea di confine del nostro mondo. Quello che distillava nostalgia allo stato puro ogni volta che ce ne allontanavamo. A molti quel profilo dava l’idea di una barriera opprimente, perfino ostile. Per noi costituiva un susseguirsi di protezioni. Sapevamo bene che bastava salirle per vedere orizzonti sconfinati e inventare nuovi cammini. Un privilegio da condividere con chi si ama, o con chi, in sintonia, fa almeno un po’ di strada insieme a noi”.

Vi consiglio caldamente la lettura di questo libro, sono certa che non rimarrete delusi. Se l’avete letto fatemi sapere cosa ne pensate!

L’arminuta di Donatella Di Pietrantonio

Salve a tutti lettori!

L'arminutaOggi vi parlo di un’altra lettura fatta nel mese di Marzo, mese che ormai sta per finire, ma che è stato pieno anche di letture soddisfacenti, nonostante il brutto periodo che stiamo attraversando. Oggi vi parlerò di un libro che sulle prime non mi aveva molto convinta, ma andando avanti con la lettura mi son ritrovata spesso a riflettere sulle tematiche che si incontrano strada facendo. Il libro in questione è “L’arminuta” di Donatella Di Pietrantonio.

Nel tempo ho perso anche quell’ idea confusa di normalità e oggi davvero ignoro che luogo sia una madre. Mi manca come può mancare la salute, un riparo, una certezza. È un vuoto persistente, che conosco ma non supero. Gira la testa a guardarci dentro. Un paesaggio desolato che di notte toglie il sonno e fabbrica incubi nel poco che lascia. La sola madre che non ho mai perduto è quella delle mie paure

Sono state queste le parole che più mi hanno colpita e che a distanza di tempo, dopo aver terminato la lettura, mi son ritrovata spesso a pensare. Della nostra protagonista non conosciamo il nome, conosciamo solo i nomi delle sue due famiglie, la prima quella che l’ha cresciuta fin quando era in fasce, e la seconda, che la prenderà con sé quando ormai è cresciuta. In paese tutti la chiamano l’arminuta ovvero “la ritornata”, colei che è tornata al suo paese d’origine. Ma perché tutto questo? Perché prima chiamava mamma una persona e quest’ultima non la può più tenere con sé? Cos’è successo nella sua vita? Ecco.. non ve lo svelo, sia perché ritengo giusto che lo scopriate da soli e sia perché il libro conta poche pagine e così facendo vi guasterei lo scoprire pagina dopo pagina.

Il suo sguardo quando mi ha vista è uno dei ricordi più vivi che conservo di lei e il più dannoso, probabilmente. Aveva gli occhi di chi era presa in trappola e non trovava scampo, quasi fosse riemerso un fantasma a perseguitarla da un tempo sepolto. Ero io, poco più di una bambina, e i bambini non fanno paura”.

Ho apprezzato moltissimo la scrittura dell’autrice, molto scorrevole ed intenso, nelle  sue parole c’è tutto il sentimento della protagonista, la sua rabbia, la sua forza, la sua determinazione e la sua rassegnazione.

Avete letto il libro? Cosa ne pensate?

La più amata di Teresa Ciabatti

Buongiorno lettori!!

Come state? Come sta andando questo periodo di quarantena?

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Riprendo a scrivere nel blog, perché credo che scrivere mi aiuti a distrarmi e a non pensare di continuo a quello che sta succedendo, per questo oggi voglio parlarvi di una lettura fatta di recente, sto parlando de “La più amata” di Teresa Ciabatti.

È stata una lettura molto particolare, mi ha portata a riflettere sul valore della famiglia, sul compito che i genitori hanno nei confronti dei propri figli e, soprattutto, di quanto le loro scelte e comportamenti possano modificare il modo di vedere le cose.

Dell’infanzia di mio padre so poco. Me lo immagino bambino, sulle ginocchia della mamma che dopo due figli maschi avrebbe tanto voluto una femmina, ma alla fine andava bene anche un altro maschio, braccia in più per il magazzino”.

Ci viene raccontata la storia della famiglia Ciabatti, un padre, medico chirurgo, molto stimato e ben voluto da tutta la cittadina di Orbetello, negli anni si è conquistato una certa fama, tutti lo chiamano il “Professore”, colui che aiuta tutti, soprattutto i più poveri; una madre vivace e molto ribelle, forse non era proprio quello che sperava la madre del Professore per suo figlio, dalla loro unione nasceranno due gemelli, Teresa e Gianni.

Dopo due anni di specializzazione a New York, mio padre potrebbe scegliere Siena – racconta la gente – primario, cattedra universitaria, studio provato. Invece decide di immolarsi in un ospedale di poco conto, è una persona semplice, lui. Lorenzo Ciabatti si sacrifica in un piccolo paese per il bene della povera gente. E la gente parla di questa scelta, ne parla ancora oggi che lui è morto da anni. Il Professore era così, un uomo buono, un benefattore”.

La figura del padre è sempre centrale nel racconto, è proprio attorno a lui che tutto viene spiegato, raccontato, rivelato. Teresa, la figlia più ribelle, crescendo comincia a comprendere che grazie al nome di suo padre, grazie al suo “potere”, crede che tutto gli sia possibile, che tutto gli sia concesso, che nessuno le possa dire di no quando lei vuole qualcosa. Usa il suo cognome per farsi spazio nella società, per far comprendere agli altri che lei conta più di tutti, si aspetta di essere sempre al centro dell’attenzione anche dalle persone a lei sconosciute.

Mi chiamo Teresa Ciabatti, ho quarantaquattro anni, e a ventisei dalla sua morte decido di scoprire chi fosse davvero mio padre. Diventa la mia ossessione. Non ci dormo la notte, allontano amici e parenti, mi occupo solo di questo: indagare, ricordare, collegare. A quarantaquattro anni do la colpa a mio padre per quello che sono. Anaffettiva, discontinua, egoista, diffidente, ossessionata dal passato”.

Teresa ripercorre a ritroso tutta la sua vita, cercando di capire chi era suo padre, cosa nascondeva e perché per ogni cosa era sempre la più viziata, la più amata.

La struttura del libro l’ho molto apprezzata, la scelta dell’autrice di ripete di continuo il suo nome e cognome scandito nel tempo dei suoi anni, l’ho visto come un rimarcare chi fosse, da dove venisse, uno scavare dentro ai suoi anni per comprendere gli errori di suo padre e soprattutto riscoprire se stessa.

Quando ci viene a mancare il punto di riferimento di un’intera vita, facciamo tutti fatica ad andare avanti e a riprenderci la nostra entità, ecco..credo che indipendentemente dal bene che vogliamo ai nostri genitori, bisogna in ogni caso camminare con le proprie gambe nel bene e nel male.

Se l’avete letto ditemi cosa ne pensate, un confronto mi farebbe piacere!

LA VARIANTE DI LUNEBURG di Paolo Maurensig

La variante di LuneburgCiao a tutti lettori, voglio parlarvi di questo libro, prendendo come riferimento una frase che mi ha colpita moltissimo e, che credo, racchiuda tutto il senso del libro.

Chi non conosce gli scacchi è forse portato a vedere in questo gioco un’attività noiosa, adatta a eccentrici sfaccendati o a persone anziane: a gente che possegga, in ogni caso, una gran dose di pazienza e una notevole quantità di tempo da perdere. Tutto questo è vero solo in parte, poiché gli scacchi richiedono anche una non comune energia e la freschezza mentale di un fanciullo. E se a volte il giocatore viene raffigurato nelle sembianze di un vegliardo dalla fronte corrucciata, questa è solo la rappresentazione emblematica di un’attività in cui si bruciano i giorni, gli anni, l’esistenza stessa, in una sola inestinguibile fiamma.

Questo è quello che ho letto arrivando a pagina 16 e, da lì, non sono riuscita a staccarmi dal libro. Il libro racconta la storia di tre persone, ciò che li accomuna sono il gioco degli scacchi. C’è chi lo praticava per puro divertimento, chi invece era costretto per salvarsi la vita.

Ma il punto del libro è scoprire chi è stato ucciso, qual è stato il motivo per la quale è stato commesso un tale crimine, perché proprio a quell’uomo.

Non c’è stato libro nel 2019 in cui mi sia imbattuta nello stesso stile di scrittura. Paolo Maurensig è stato bravissimo nel raccontare questa storia, una storia fatta di tensione, ma non di quella tensione che ti fa smaniare, ma di quella che stranamente ti fa rimanere calmo e lucido. È una sensazione che mai avevo provato leggendo un libro, e devo dire che mi ha molto sorpresa. Sebbene non sia entrata in empatia con i personaggi, mi sono ritrovata lo stesso coinvolta nella narrazione, mi sembrava di stare con loro mentre ultimavano una partita di scacchi o quando ragionavano su quale mossa fare.

È stato davvero un libro sorprendete!! Avete letto il libro? Cosa ne pensate?

LA FELCIITA’ DEL CACTUS di Sarah Haywood

La felicità del cactusQuante di noi, ogni giorno, cercano sempre di fare le dure per orgoglio? Ecco, è proprio quello che fa Susan quotidianamente. Ha un carattere forte, ha un vita organizzata, un lavoro appagante e un uomo con la quale ha stilato una sorta di “contratto” da dover rispettare, perché non vuole assolutamente legarsi a nessuno, le piacciono i suoi spazi e la sua libertà.

Ma c’è una cosa che a Susan sfugge, la vita fa un po’ quello che le pare, quindi quando meno se l’aspetta si ritroverà a fare i conti con situazioni per niente felici. Dovrà affrontare un lutto, che le costerà fatica ed energie, e una gravidanza che non era per niente messa in conto.

La nostra forte Susan, sarà altrettanto coraggiosa nell’affrontare tutto ciò in pochissimo tempo?

Mentre leggevo cercavo sempre di immedesimarmi in lei, mi chiedevo io sarei stata capace di mettere in atto determinati comportamenti? Avrei fatto le sue stesse scelte? Devo essere sincera, non sono riuscita a darmi una risposta, credo che in alcuni casi bisogna ritrovarsi per comprendere a pieno le scelte e i comportamenti, e che dare giudizi affrettati su una situazione, il più delle volte non aiuta per niente.

La scrittura dell’autrice mi ha molto coinvolta, ho letto il libro nel giro di due giorni, la storia di Susan mi ha completamente assorbita. È stato divertente soprattutto comprende alla fine, che per quanto noi possiamo ostinarci a far andare le cose come decidiamo noi, ci sarà sempre qualcosa o qualcuno che cambierà il corso delle cose. Ho capito che certi legami, soprattutto quelli familiari, non ti abbandoneranno mai anche a distanza di anni, e che prima o poi la verità verrà sempre a galla.

Voi avete letto questo libro? Cosa ne pensate? Parliamone!!

Il richiamo della foresta di Jack London

Buongiorno a tutti lettori!

Oggi vi parlo di un libro che ho letto qualche tempo fa ma che ricordo con piacere! Ho scoperto l’autore, Jack London, proprio leggendo Il richiamo della foresta e devo dire che come inizio non c’è male! Non so se anche voi conoscete il libro in questione, se vi va parliamone insieme.

Il richiamo della foresta“Venduto come cane da slitta nel Klondike, Buck conosce il sacrificio e la crudeltà. Ma anche l’amore di un uomo, il fascino della foresta, il canto irresistibile dei lupi”.

Il libro racconta la storia di Buck, un cane che vive pacificamente con il suo padrone nel sud, ma che un giorno la tranquillità che l’ha sempre accompagnato verrà spezzata. Infatti, il nostro protagonista, verrà venduto dal giardiniere del suo padrone ad un gruppo di uomini che si stanno preparando per andare a scovare dell’oro nel Grande Nord. Per questa impresa ci vogliono cani forti sia di spirito che di muscolatura, non solo per trainare le pesanti slitte ma anche per affrontare il freddo. Buck sulle prime non sembra essere il cane adatto, ma durante il lungo tragitto scopriremo che riuscirà a farsi rispettare non soltanto dagli uomini ma anche dal branco di cani con cui viaggia.

“Vi è un’estasi che segna la sommità della vita e oltre la quale la vita non può elevarsi. E il paradosso dell’esistenza è tale che quest’estasi viene quando più si è vivi, e si presenta come un completo oblio di vivere. Questa estasi, questa felice dimenticanza, aggredisce il soldato spingendolo folle nella lotta senza quartiere. Ed ecco che aggredì Buck mentre guidava il branco e lanciava l’antico grido del lupo correndo dietro al cibo ancora vivo che fuggiva davanti a lui nel plenilunio”.

Oltre al nostro protagonista principale che è Buck, altra protagonista fondamentale in tutto il racconto è la natura; una natura severa, intatta, arcana, una natura che non ammalia, non affascina, non lusinga, non accarezza, ma allo stesso tempo insegna, richiama costantemente alla dignità, al rispetto, all’impegno sincero. Per sopravvivere si deve sempre e comunque lottare, non ci sono soste, non si concedono pause, il ritmo è serrato, fatto di fughe, di rincorse. Tutto questo Buck lo capisce subito, comprende che bisogna combattere e mai arrendersi.

“Era più vecchio dei giorni che aveva vissuto, dei respiri che aveva respirato. Riuniva il passato al presente, e l’eternità dietro di lui palpitava in lui in un ritmo potente insieme al quale egli oscillava al pari delle maree e delle stagioni”.

Mi fermo qui perché la mole del libro non mi permette di dirvi altro, è un piccolo libricino che conta poco più di 138 pagine. L’ho trovato un libro bellissimo, scritto bene e in maniera semplice, è una storia che si legge in pochissimo tempo e ci si ritrova a fare il tifo per Buck, spingendolo sempre più alla vita, senza mai mollare la presa! C’è molto da imparare da Buck, con un pò di pazienza in più, leggendo attentamente ogni singola parola, questo cane dal grande spirito può insegnarci una grande lezione!

A presto lettori!